THE SONG OF NAMES – LA MUSICA DELLA MEMORIA, di Francois Girard, con Clive Owen, Tim Roth, C. McCormack, 2019

The Song of Names (titolo italiano: La musica della memoria) è un’opera che intreccia il dramma storico con il potere spirituale della musica.

Diretto da François Girard (già regista de Il violino rosso), il film è tratto dall’omonimo romanzo di Norman Lebrecht.

Ecco un’analisi dei punti chiave della pellicola:

La Trama in breve

La storia attraversa diversi decenni e ruota attorno al legame tra due “fratelli” adottivi: Martin e Dovidl. Dovidl è un prodigio del violino, un ebreo polacco rimasto a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale mentre la sua famiglia scompare nell’Olocausto.

Nel 1951, la sera del suo debutto internazionale, Dovidl scompare nel nulla.

Trentacinque anni dopo, Martin (interpretato da Tim Roth) trova un indizio che lo spinge a mettersi sulle tracce dell’amico perduto (interpretato in età adulta da Clive Owen), scoprendo il motivo del suo esilio autoimposto.


I Temi Centrali

  • La Memoria e l’Olocausto: Il “Canto dei Nomi” che dà il titolo al film è una preghiera cantata che elenca le vittime dei campi di sterminio. La musica diventa l’unico mezzo per preservare l’identità di chi è stato cancellato dalla storia.
  • Il Senso di Colpa del Sopravvissuto: Il peso psicologico di essere l’unico della propria famiglia a salvarsi grazie al proprio talento musicale.
  • Fede vs Arte: Il conflitto interiore di Dovidl tra la sua carriera di violinista di successo e il richiamo alle sue radici religiose e spirituali.

  • La Colonna Sonora: Firmata dal premio Oscar Howard Shore, la musica non è un semplice sottofondo ma la protagonista assoluta. Il pezzo centrale, il “Canto dei Nomi”, è stato composto appositamente per essere una preghiera struggente e indimenticabile.
  • Le Interpretazioni: Sebbene Roth e Owen siano i nomi di richiamo, le performance dei giovani attori (Misha Handley, Jonah Hauer-King, Luke Doyle) che interpretano Martin e Dovidl nelle varie fasi della giovinezza sono eccezionali.
  • L’Atmosfera: Girard utilizza una regia elegante e misurata, capace di passare dal grigiore della Londra bellica ai colori più caldi del presente della ricerca.

Curiosità: L’attore che interpreta Dovidl adolescente, Luke Doyle, è un vero violinista prodigio. Questo aggiunge un livello di autenticità incredibile alle scene delle performance musicali, dove non c’è bisogno di controfigure o tagli di montaggio strategici.


È un film riflessivo, a tratti lento, che richiede pazienza ma ripaga con un finale di forte impatto emotivo. È una visione caldamente consigliata se ami le storie che esplorano le ferite invisibili del passato attraverso l’arte.

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