le buone intenzioni di Clay erano quelle di descrivere lo svezzamento violento, l’innocente visione del mondo che circonda una ragazzina che viene spazzata via da un episodio che la sconvolge.
È la storia di vite spezzate: di quelle delle adolescenti Oswald, troppo viziate e bulle che vivono con un padre violento e tossico;
è la vita spezzata di Rick, che timido e imbranato viene accusato ingiustamente di stupro da una di quelle ragazzine e le conseguenze saranno pesanti e gravissime, fino all’esito ineluttabile e tragico;
è soprattutto la vita spezzata di Skunk, la bambina di undici anni gravemente malata di diabete che assiste alla violenta e ingiustificata vendetta del padre delle Oswald.
Le vacanze estive sono appena iniziate e i pomeriggi della graziosa bimba sono pieni di curiosità, alla scoperta del piccolo mondo che circonda la sua casa, piccoli e brevi vagabondaggi che la incuriosiscono, interrotti purtroppo dagli appuntamenti con le punture della cura contro la sua malattia. Il grave episodio della vendetta di cui si rende testimone la sconvolge e la sua innocenza svanisce con notevoli contraccolpi psicologici.
La sua fortuna è di avere un padre molto attento e affettuoso, amorevole e vicino, ma il trauma causato da quell’episodio la renderà insicura e impaurita: la sua casa, la scuola che frequenta, il quartiere diventano ad un tratto insidiosi e le certezze svaniscono. Avrà bisogno di tutto l’amore possibile dei familiari per maturare e superare le sue perplessità.
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Sorgente: Recensione su Broken – Una vita spezzata di michemar | FilmTV.it
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