Social

Funny Games di Michael Haneke, 1997

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

In tema di Polis e Destino.

Nei film americani c’è, inscritta nella loro cultura cinematografica, la possibilità della difesa e della riscossa. Perlomeno lì, talvolta, ce la si fa a sopravvivere e il Male può essere sconfitto.

In Funny Games di Michael Haneke non c’è via d’uscita. Qui vince chi produce il male e infierisce sulle vittime.

Due estranei irrompono nella vita privata di una tipica famiglia  nucleare. Spaccano le ossa al padre, torturano la madre, uccidono il cane (l’unico che aveva capito la loro essenza aliena), e – in un crescendo di tormentante violenza psicologica e fisica – ammazzano tutti uno dietro l’altro. Di più: li costringono a diventare nemici fra loro.

E’ impossibile difendersi quando l’irriducibile Altro e lo Straniero incompatibile  violano lo spazio privato. L’avvertimento di tanti racconti di Stephen King (“Non aprire quella porta”) è disatteso. E se ne pagano duramente le conseguenze.

Ricordo dai miei…

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