I RAGAZZI STANNO BENE (The Kids Are All Right), di Lisa Cholodenko, con Julianne Moore, Annette Bening, Mark Ruffalo, Mia Wasikowska, Josh Hutcherson, 2010

Si brinda a una famiglia non convenzionale: due mamme, insieme da 20 anni, la bionda Nic, medico, e la rossa, lentigginosa Jules. Hanno partorito due figli, la 18enne Joni (in onore di Joni Mitchell) e il 15enne Laser.

È una famiglia qualsiasi born in USA come quelle etero: genitori severi rompiscatole, figli annoiati ma obbedienti. I guai cominciano quando i figli vogliono conoscere il padre biologico, donatore di sperma: il 50enne Paul, che gestisce un ristorante biologico, single e dongiovanni.

Scritto benissimo (con Stuart Blumberg) da Cholodenko alla 3ª regia, il merito principale della commedia è di dare per acquisito e normale il tema della famiglia di una coppia gay. Chi ha scritto che la normalità si riduce a banalità ha torto. Situato in una Los Angeles che non si vede, è un film in cui il mangiare e il bere (vino) sono importanti. L’attenzione è puntata sulla crisi sentimentale di una coppia alle prese con l’età che avanza e con una figlia colta che sta per andarsene a proseguire gli studi. In bilico tra riso e pianto, divertimento e tenerezza, è recitato da un quintetto di attori in gara di bravura, ricco di dialoghi insolitamente complessi, sfumature, dettagli precisi, pause significative che ripropone un vecchio e irrisolto problema: esiste una scrittura femminile?

I temi principali affrontati in I ragazzi stanno bene sono molteplici e intrecciati, con un focus sulle relazioni umane più che sull’orientamento sessuale. Il film esplora:

  • La genitorialità omosessuale e le dinamiche familiari di una coppia lesbica con figli nati da inseminazione artificiale, senza cadere in stereotipi o moralismi1.

  • La scoperta e la goffa, timorosa costruzione dell’affetto paterno da parte dei figli e l’innamoramento adolescenziale, con tutte le sue incertezze e fragilità1.

  • La crisi e la solitudine di un rapporto di coppia longevo ma vacillante, con il dolore del tradimento e della disillusione1.

  • La ricerca del proprio percorso di vita, il bisogno di amare ed essere amati, e la scoperta di sé stessi, temi universali che trascendono il genere e l’orientamento sessuale1.

  • Le relazioni umane in tutte le loro forme: materne, filiali, simil-paterne, di amicizia e di infatuazione adolescenziale, viste con uno sguardo acuto e partecipe che evita il buonismo ma non rinuncia alla delicatezza1.

Il film evita di essere un manifesto sull’omosessualità, ponendosi invece in una dimensione in cui ciò che conta sono le emozioni e i legami umani, rendendo la storia accessibile e coinvolgente per ogni spettatore1.

  1. https://www.cinemaerrante.com/2011/02/24/i-ragazzi-stanno-bene-la-recensione/
  2. https://www.eidoscinema.it/documenti/Eidos_N19.pdf
  3. https://www.comingsoon.it/cinema/news/30-notti-con-il-mio-ex-guido-chiesa-edoardo-leo-e-micaela-ramazzotti/n199242/
  4. https://www.mymovies.it/film/2023/green-border/
  5. https://www.liceomedivr.edu.it/pagine/costituzione
  6. https://unica.istruzione.gov.it/cercalatuascuola/render/document/MOPS080014;jsessionid=ubJR+hESG4OGyECaReaU3hRB.mvlas007_2?prgDoc=1&codTipFil=2
  7. https://kasabake.wordpress.com/2022/07/30/il-razzismo-opportunista-degli-oscuri-gatekeeper/
  8. https://www.media.educazione.sm/on-line/home-portale-scuole-medie/documento41078902.html

    Il film I ragazzi stanno bene ha influenzato significativamente la rappresentazione della famiglia omosessuale nel cinema e nei media, contribuendo a un’immagine più realistica, complessa e positiva rispetto ai modelli precedenti.

    In particolare, ha:

    • Offerto una rappresentazione autentica e non stereotipata di una famiglia formata da due madri lesbiche e i loro figli, mostrando i conflitti, le fragilità e le dinamiche quotidiane come in qualsiasi altra famiglia, senza ridurre l’omosessualità a un elemento esclusivamente drammatico o simbolico35.

    • Contribuito a normalizzare la presenza di famiglie omogenitoriali, evidenziando che l’amore, la cura e le difficoltà sono universali, a prescindere dalla composizione familiare3.

    • Favorito un dialogo più aperto e meno giudicante sulla genitorialità omosessuale, mettendo in luce le sfide e le risorse di queste famiglie senza cadere in cliché o moralismi13.

    • Aiutato a superare la rappresentazione negativa e stereotipata dell’omosessualità che per decenni ha dominato il cinema, mostrando personaggi complessi, umani e credibili126.

    • Stimolato riflessioni sul concetto di famiglia, ampliando la visione tradizionale basata esclusivamente sui legami biologici o eterosessuali, e mettendo in evidenza la realtà di legami affettivi e genitoriali diversi ma altrettanto validi5.

    In sintesi, I ragazzi stanno bene ha rappresentato un passo avanti nel riconoscimento e nella visibilità delle famiglie LGBTQ+ nei media, contribuendo a una maggiore accettazione sociale e culturale attraverso una narrazione empatica e priva di sensazionalismi35.

    1. https://www.gionata.org/levoluzione-della-rappresentazione-delle-persone-lgbt-sui-media/
    2. https://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0_nel_cinema
    3. https://www.minori.gov.it/sites/default/files/supplemento_2_2015.pdf
    4. https://www.autmagazine.it/quando-il-cinema-queer-era-invisibile-o-quasi/
    5. http://www.comune.torino.it/politichedigenere/bm~doc/filmografia_a_carattere_didattico-2.pdf
    6. https://www.mardeisargassi.it/come-si-e-evoluta-l-omosessualita-nella-storia-del-cinema/
    7. https://www.consultorioantera.it/articoli-di-psicologia-e-psicoterapia/liberi-di-essere-omosessualita-omofobia-coming-out-e-ruolo-dei-genitori-una-riflessione-a-partire-dal-film-mine-vaganti.html
    8. http://www.accademiadipsicologia.it/omofobia-coming-out-e-ruolo-dei-genitori-una-riflessione-a-partire-dal-film-stranizza-damuri/

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