1

….   Un film difficile, ma che comunque ci è piaciuto.  Sicuramente,come hai già fatto, andrebbe visto un’ulteriore volta per ricucire alcuni passaggi.

Quello che mi ha lasciato un po’ confusa è la possibile lettura della violenza come mezzo per liberarsi dai soprusi , tradimenti, ingiustizie, ma poi riflettendoci non è così che sono propriamente andate le cose, perchè inizialmente arthur non aveva l’impulso della ribellione violenta: è stato il collega a legittimargliela dandogli la pistola.
In effetti scopri man mano che “cattivi” sono gli altri: chi bullizza, chi mente, chi deride … : Arthur, già rovinato da un disturbo che credeva neurologico e che sublima nell’unico modo possibile  (già impartito dalla madre – happy) è quello di far sorridere davvero, con tutte le difficoltà che la condizione gli impone e con il respingimento degli altri. Man mano si sgretola la sua fragile identità e la malattia non controllata lo porta a un’escalation di orrore che però, al tempo, legittima gli emarginati a designarlo come eroe e ad emularlo. Denuncia contro la malattia mentale e la necessità di “rinchiuderla”?
Denuncia di una società che si sta smarrendo e crea da sé i mostri? Ho letto qualche recensione, ma a prescindere che non conosco batman & co, fatico anche a riconoscermi in quelle che parlano di costruzioni di fantasie e di scissione schizofrenica.
E’ indubbiamente un film che spezza il respiro e che fa parteggiare per jocker con cui effettivamente subito ti identifichi, perdonandolo dell’uccisione della madre che però è anche lei una malata psichica.

2

….

Lo sapevo che da parte vostra avrei avuto una super lettura del film . Anche io ho avuto il timore che si trattasse di una storia la cui morale era : i matti pericolosi dentro . Ci ho pensato un bel po dopo aver visto il film la prima volta : e devo dire che era un pensiero dirimente , nel senso che non avrei accettato questa prospettiva.
Poi in realtà ho deciso che -nella storia che ci viene raccontata – quello che non funziona assolutamente  e’ qualcosa che non c’entra con la  fragilità di joker ( spiegata dalla graduale rivelazione della sua tragica storia personale e ci fa capire che la diversità ha una storia e non è una colpa ).  Joker cerca risposta, conforto, ascolto, cura, lavoro … ma trova altro.
Quello che non funziona – nella storia che ci viene raccontata – sono la crudeltà di piccoli significanti gesti (il collega consapevole delle violenze che subisce e che gli regala un’arma, e lo fa poi licenziare facendo credere che l’abbia sottratta), l’indifferenza (nessuno vede la sofferenza di quest’uomo, tutti girano il capo da un’altra parte, nessuno e’ capace di ascolto) , la derisione e il rifiuto della diversità (chi lo vede spesso lo allontana, lo deride, lo aggredisce violentemente), le negligenti omissioni di una politica corrotta (gli tolgono anche la più piccola possibilità di cura con uno spazio di ascolto e di terapia) , le regole spietate di una società competitiva (solo i più forti arrivano, per gli altri non c ‘ è spazio ne’ diritti ; e’ il successo volubile ed illusorio , anche di un solo minuto in uno show televisivo  a darti voce ) , la inconsapevolezza stupida e cinica dei meccanismi che perseguono il successo (anche di un solo minuto ) ignorando ogni evidente sofferenza e disagio .
E’ questa la realtà in cui  il povero Joker si muove e cerca risposte che non riesce mai a trovare : solo in figure allucinatorie trova conforto ( la ragazza , e forse anche la rivolta finale dei pagliacci potrebbe esserlo).
Non leggo la storia individuale di Joker come paradigma psichiatrico soggettivo : lo vedo piuttosto come paradigma psichiatrico del mondo in cui vive, se così si può dire . Il vero malato e’ quel tipo di contesto e le sue regole : la storia di Joker mi sembra una radicale condanna ai meccanismi spietati dei contesti sociali e politici competitivi, escludenti, disumani, indifferenti, intenzionalmente  omissivi.
Una società dominata da una morale in cui la violenza e’ tollerata, utilizzata , assecondata , a livello collettivo e individuale , produce violenza .
E purtroppo abbiamo qualche esempio anche a casa nostra : Salvini docet.
Anch’io non so nulla della storia di Batman : un mio amico appassionato ha detto che i collegamenti erano azzeccati .


3

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ciao ***   e grazie della tua minuziosa analisi del film.
Mi confermi la necessità di rivederlo: per esempio io mi sono accorta che la ragazza della porta accanto poteva essere un’allucinazione  solo quando gli dice: ha sbagliato appartamento; viceversa, per la rivolta finale la mia lettura è stata più di tipo simbolico, a rappresentare le nostre singole vulnerabilità e i nostri personali modi di reagirvi (quando tutti indossano la maschera, arthur può finalmente togliersi la sua).
Ma credo che il messaggio, come ben spieghi, non vada cercata nel singolo, quanto piuttosto nel sistema che lo deve sostenere. Devastante il colloquio in cui quando gli vene comunicato che il servizio chiude, l’operatrice condivide che evidentemente nemmeno ciò che fa lei importa a qualcuno.
Struggenti anche le scene verso le figure genitoriali (quelle che lui crede essere due): i gesti amorosi del bagno alla madre e la richiesta di un abbraccio al finto padre.
Un film veramente carico di tanti piccoli indizi e che come potenza mi ricorda per certi versi parasites, dove pure lì ognuno deve arrangiarsi con i propri mezzi, inizialmente con una forma di brio e intelligenza, per poi scivolare nella tragedia della risoluzione finale.
Tu sei stata coraggiosa nel riuscire a vederlo a distanza ravvicinata. Sul grande schermo poi deve essere stato ancora più dirompente (sono saltata parecchie volte sulla poltrona di fronte alla tv).
Che bello scambiarsi i commenti anche a distanza: così come stanno iniziando ad esistere le farmacie di libri, sarebbe bello poter usufruire anche di quelle dei film!
….

4

Hai ragione ***: non sai la sofferenza dei primi giorni . Ho visto Joker e sono uscita sconvolta : un nodo allo stomaco , uno stordimento da trauma, il dubbio sul rischio di diffusione di un messaggio di incitazione alla violenza , di un equivoco sul binomio follia-violenza .

E nessuno che avesse visto il film con cui parlarne.

Nei giorni successivi poi ho constatato che quello che mi tornava in mente non erano le immagini violente del film (nonostante io sia molto sensibile in questo senso) ; mi tornavano in mente in modo potente  (come tu ricordi i piccoli gesti quotidiani , le espressioni)  Il viso di Arthur, la sua sofferenza, il suo non essere riconosciuto e capito, essere abbandonato (quante volte?), il suo essere maltrattato , la sua delusione già mista ad una rabbia incipiente quando inghiotte l’ultimo farmaco .. i suoi goffi tentativi di affermazione, la determinazione nel tentare di conoscere la propria storia , di trovare un frammento di relazione …. e l’ assenza di risposte buone , con l’assillante riproporsi di incomprensione, assenza, violenza .
 E quindi alla fine  ho pensato che il film non ci dice : la violenza risolve tutto . Ma ci dice : la violenza uccide tutto e tutti ed annulla ogni possibilità ed ogni speranza .
Ed è per questo che anch’io non lo trovo un film sulla psicopatologia individuale : piuttosto sulla sociologia . Sulla malattia dei contesti ambientali.
Quali sono le possibili cure ? Qui ci può aiutare ***, che , con il suo lavoro di divulgazione di informazioni variegate,  dissemina con pazienza e costanza germogli di “bene”.
Sicuramente è un film in cui l’identificazione e il il sentire la sofferenza del protagonista ti porta a pensarci molto ed anche ad avere la necessità di confrontarti con altri .
….

INTERAZIONI COMUNICATIVE SUSCITATE DALLA CONVERSAZIONE FRA LA PSICOLOGA E LA PSICHIATRA

Ciao Paolo,

non ho visto Joker,o non ancora, perchè in questo momento mi spaventa il tema e un po’ anche la contrapposizione tra pareri positivi e negativi. Finirò poi per vederlo.
Però le tue sottolineature mi sollecitano sempre a tirar su la testa e a guardarmi attorno in modo circolare, anche se si è immersi totalmente in una cosa (che adesso ad esempio è che tra tre giorni c’è la verifica per la certificazione della idoneità statica della casa e io mi sogno sempre che la casa crolla perchè abbiamo delle stanze che sono letteralmente dei cubi di carta. Mi viene in mente un professore al liceo che ci diceva” Qualsiasi cosa stiate facendo tenete sempre presente che, nel frattempo, gli astri girano nel cielo”. E quindi grazie.
*** (pedagogista)
Grazie professor Ferrario di questa bellissima condivisione, queste tematiche, questi film in genere, rientrano molto nel mio sentire. … questi temi toccano particolarmente, soprattutto se si sta poi attraversando una fase delicata!
Una buona settimana .
*** (assistente sociale)

Un pensiero riguardo “estratti da una conversazione fra una psicologa e una psichiatra sul film: JOKER, di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix, 2019

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