BONES AND ALL, di Luca Guadagnino, con Taylor Russell, Timothée Chalamet: riflessione di una psicologa, 28 novembre 2022

Credo che quando un film “ingombra” così tanto la mente, abbia raggiunto il suo
scopo: far riflettere.
Per me era fondamentale capire la fine di Maren; non è casuale che P. abbia
rimosso le ultime scene, tu abbia fatto una lettura di disintegrazione di una
relazione (avrebbe dovuto fermarsi prima dell’arrivo di Sally); io fossi tormentata
dal dubbio sulla sua sopravvivenza.
La mia lettura complessiva è molto simbolica. Credo sia un film che piaccia a
Recalcati (di cui sono appassionata lettrice).
Ci vedo:
– la crescita in assenza del padre (non solo quello biologico, ma qualsiasi figura
“mentore” che accompagni il transito dell’adolescente verso l’adultità);
– la solitudine, rappresentata da questi paesaggi sconfinati in cui anche un guasto
alla macchina può diventare problematico per l’approvvigionamento dei beni
essenziali – non ricordo bene se era il furgoncino rubato che ha un guasto al
motore e il tecnico chiede se hanno idea di quanta strada devono fare ancora –
che mi ricordano Hopper, artista che mi affascina molto pur nella mia ignoranza
pittorica; solitudine peraltro degli altri cannibali che, diversamente da Maren, non
cercano il significato interiore;
– la relazione amorosa come unico strumento per potersi riconoscere e accettare
nella propria diversità;
– la diversità, di cui il cannibalismo è quell’estremo che rappresenta il nostro
bisogno di inglobare tutto ciò che vediamo a qualsiasi costo (in questo ci sta bene
anche il veganismo dell’autrice del libro), ma anche la faticosa condizione con cui
puoi trovarti a confrontare in un mondo che premia solo il potere e la
competizione:
– la morte come irrimediabile fine della nostra esistenza.
Il film non poteva finire in una maniera diversa.
A parte che questa ricomparsa di Sally la lego simbolicamente al femminicidio,
all’idea del possesso del femminile che ti rifiuta e quindi meritabile di soppressione
(ma ci leggo anche la violenza scatenata dalla vendita delle armi negli USA),
quello che invece secondo me è importante è nuovamente l’accettazione non solo
della diversità, ma anche dell’ineluttabilità della morte.
A questo ha dato un ulteriore contributo la lettura dell’ultimo libro di

Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte, Saggio su lutto e nostalgia, Feltrinelli, 2022

Lo psicanalista infatti distingue tra una nostalgia-rimpianto e una nostalgia-gratitudine. E’ quest’ultima che
consente di elaborare efficacemente un lutto, perché il “resto”, la cicatrice che
rimane diventa l’eredità per il futuro.
Ecco quindi che l’ultima scena è in un certo senso la chiave della comprensione di
questa dolorosa storia ed ecco perché le critiche parlano di speranze (per noi

incomprensibile nel caso Maren si fosse suicidata): anche un atto inconcepibile
come il cannibalismo diventa gesto d’amore all’interno di una relazione di
reciproco riconoscimento.

Quel “Nutriti” così diverso dal “Mangiami” lo leggo come
il diventare un corpo unico con l’oggetto amato che, nel ricordo (loro due seduti
contemplare il tramonto), per Maren diventa il passo finale che l’aiuterà a
sopravvivere in un mondo in cui ci si trova costretti a fare tutto da soli.


A proposito di film, bones and all è veramente un film meritevolissimo del premio che ha vinto.

Coraggioso, acuminato, altamente simbolico, perfettamente aderente alla realtà odierna anche se ambientato negli anni ottanta. Certo, è un film difficile per chi non ha un po’ di confidenza con il linguaggio simbolico, ma ti assicuro che di horror ha solo la presa di coscienza di ciò che siamo.

E’ un film soprattutto sui giovani e su ciò che ricevono in consegna dagli adulti, un film di formazione che si appiccica alla memoria.

Ora è arrivato in casa anche il libro,(scritto da una vegana) e può essere che dia origine ad altre interpretazioni. Guadagnino, in ogni caso, è rimasto fedele al suo stile di trattare il tema della diversità con uno sguardo che trascende la banalità e che ingloba i complessi temi della ricerca dell’identità, laddove le mura dell’indifferenza e del pregiudizio ostacolano il processo di crescita.


ALTRI POST SUL FILM:   https://cinrac.com/?s=BONES+AND+ALL

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